Al via il Bellini International Context: Cronaca, Spettacoli, Focus

Aldo Mattina

La sesta edizione del Bellini International Context (BIC) è partita in pompa magna, negli spazi liberi del Giardino Bellini, dando vita al primo dei trenta intrattenimenti che animeranno il Festival fino al 4 ottobre, coinvolgendo circa 1500 artisti provenienti da tutto il mondo. Organizzato come negli anni scorsi dall’ Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo della Regione Siciliana in collaborazione con alcune delle principali istituzioni culturali dell’Isola, il BIC vede coinvolte, quest’anno, ben quattro provincie; accanto a Catania, al cui teatro Massimo ‘Bellini’ è stata affidata l’organizzazione con la direzione artistica di Fabrizio Maria Carminati, saranno coinvolte anche Palermo, Messina ed Agrigento.

Il tema principale di quest’anno è incentrato sull’ultima opera del Cigno catanese, ‘I puritani’ (che verrà eseguita al teatro Metropolitan dal 23 settembre, unico spettacolo a pagamento), ma già lo spettacolo inaugurale è servito per entrare nel cuore dell’ambientazione parigina, laddove l’opera fu eseguita lanciando definitivamente Bellini nell’agone internazionale.

L’idea è stata quella di fare raccontare il debutto dei Puritani e del Marin Faliero di Gaetano Donizetti (a pochi giorni di distanza l’una dall’altra nello stesso teatro) dalla viva voce di Gioacchino Rossini, il quale si era fatto promotore del loro debutto parigino nel Théâtre de la comédie italienne, di cui il pesarese era l’indiscusso deus ex machina, utilizzando per le due opere lo stesso prestigioso cast: Giulia Grisi, Giovanni Battista Rubini, Antonio Tamburini e Luigi Lablache. Il musicologo Giuseppe Montemagno è stato incaricato di stendere un testo drammaturgico che rievocasse quella che è stata definita con il titolo “La disfida di Parigi” affidandone l’interpretazione all’attore agrigentino Gaetano Aronica. Ne è discesa una scorrevole e puntuale rievocazione dell’ambiente parigino di quegli anni, resa con estrema accuratezza documentale degli eventi storici, artistici e musicali, intorno alle tre figure cardine di Rossini, Bellini e Donizetti cui Aronica ha dato grande pregnanza ed espressività, priva di retorica.

Naturalmente la parte più consistente è stata destinata all’esecuzione musicale, mettendo a confronto, in una sorta di svolgimento parallelo, i momenti salienti delle due opere, evidenziandone anche le differenze strutturali e, perché no, anche il valore artistico espresso dai due grandi operisti italiani.

Sul podio il direttore spagnolo Sergio Alapont (lo ricordiamo a Catania nel 2014 in occasione di una pregevole edizione dell’Attila verdiano) ha condotto con polso fermo ed essenziale vitalismo la splendida Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania ed il magnifico Coro (istruito con perizia da Massimo Fiocchi Malaspina). Peccato solo che l’artificiosa amplificazione, inevitabile all’aperto, non abbia reso giustizia alla timbrica degli strumenti ed al colore delle voci.

Decisamente all’altezza della situazione la compagnia di canto poteva contare sulla presenza di una vera e propria ‘stella’ quale Jessica Pratt, preziosa e autorevole belcantista, oggi all’apice di una carriera che la vede incontrastata dominatrice del repertorio di primo Ottocento e, segnatamente, proprio di quello belliniano e donizettiano, come anche il pubblico siciliano ha avuto modo di apprezzare. Estrema facilità di emissione in ogni registro (fino a quello acutissimo), agilità, potenza, al servizio di una tecnica rigorosa che le consente ogni virtuosismo, La Pratt ha eseguito le pagine principali delle due opere, a partire dalla scena della follia “Qui la voce sua soave” seguita dalla terribile cabaletta “Vien diletto” dei Puritani, sino alla scena finale del Marin Faliero “Tutto or morte, oh dio, m’invola”, trascinando il pubblico catanese in vere e proprie ovazioni.

Al suo fianco, d’altra parte un tenore di grande pregio, Dmitry Korchak, il quale non si è certo risparmiato affrontando con bella spavalderia la terribile tessitura belliniana dell’”A te o cara’ e quella non meno difficoltosa di Donizetti (vedi la Cavatina di Fernando “No, no di abbandonarla” ma anche la curiosa e singolare Barcarola “Or che in ciel alta è la notte”). Il basso Carlo Lepore ha completato con i suoi interventi il ‘terzetto’ di protagonisti (che rivedremo insieme tra qualche giorno nella rappresentazione dell’opera completa al Metropolitan) mettendo in luce uno strumento vocale ben timbrato e pastoso al servizio di una magnifica tecnica di emissione.

Buono e puntuale anche il contributo del soprano Claudia Ceraulo, del tenore Ivan Tanushi, del baritono Italo Proferisce e del basso Gaetano Triscari.

La serata ha occupato tre ore buone (forse un po’ troppo ‘tirata’) nel piazzale di Villa Bellini, enorme contenitore con tanto di tribunette aggiunte che, pur accogliendo una gran presenza di pubblico plaudente non era certo facile riempire interamente.

Il Concerto è stato eseguito in memoriam di Antonio Fogliani, direttore d’orchestra messinese prematuramente scomparso pochi giorni fa all’età di soli Cinquant’anni per una grave malattia.

redazione@thevoicekw.com

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