Un “Cammino di San Giacomo” in Sicilia per riscoprire, tra fede e natura, ruralità tradizionale, distese di grano e zone di pascolo il “Pane del pellegrino”
Da Caltagirone a Capizzi un percorso esperenziale arricchito da incontri e cibo a Km 0, dal formaggio ai grani antichi
redazione

A passi lenti, tra distese di grano, una vecchia linea ferroviaria dismessa che attraversa la campagna, fichidindia lungo il sentiero, uliveti, pecore e caprette al pascolo e un pane di grani siciliani da assaporare durante la sosta. Sono gli ingredienti del progetto di valorizzazione del Cammino di San Giacomo di Sicilia: non solo una linea tracciata su mappa, ma tutto quello che si può incontrare e vivere su quel percorso.
È questa l’idea alla base del progetto che l’assessorato regionale all’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca mediterranea, guidato da Luca Sammartino, ha presentato al Palazzo comunale di Caltagirone, che propone i territori rurali tra Caltagirone a Capizzi – custodi delle reliquie di San Giacomo in Sicilia – come percorso culturale ed economico, per pellegrini “in cammino”, aziende agricole, artigiani, produttori, strutture ricettive e comunità custodi del paesaggio collegati tra loro.
Il progetto prevede il coinvolgimento delle imprese agricole come punto di forza del cammino, la messa in sicurezza del percorso, nuova segnaletica, aree attrezzate e punti di sosta, partendo dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone per raggiungere il duecentesco Santuario di Capizzi – il più antico luogo di culto jacopeo nell’Isola – costruito dai Normanni e riedificato, con facciata modificata nel 1800.

Un progetto di turismo esperienziale per pellegrini con il volto più tradizionale e autentico dell’Isola. «Ogni pellegrino che attraversa questi territori può diventare un ambasciatore della Sicilia rurale — spiega il vicepresidente della Regione e assessore Luca Sammartino — se lungo la strada trova il pane fatto con il nostro grano, incontra un allevatore, entra in un caseificio, conosce un artigiano o compra direttamente da un’azienda agricola, quel viaggio genera valore che rimane sul territorio».
Un fortissimo legame con il territorio intitolato il “Pane del Pellegrino”, novità promossa dal Dipartimento Sviluppo Rurale, un prodotto pensato per unire, in modo concreto e simbolico, il viaggio alla valorizzazione dei grani siciliani, alimento antico ed essenziale da sempre legato alla tradizione del pellegrinaggio, come simbolo identitario del percorso e del territorio che attraversa. Accanto al pane, nascerà anche la rete dei “Custodi del Cammino”, per trasformare l’itinerario in un insieme diffuso di esperienze.
Un viaggio che attraversa paesaggi e realtà agricole e produttive diverse. Nel primo tratto,tra Caltagirone e Mirabella Imbaccari, vecchie linee ferroviarie attraversano vallate coltivate a cereali e foraggio, uliveti e distese di fichidindia. Tra Valguarnera e Assoro il pellegrino cammina tra campi di cereali fino a raggiungere la Piana del Dittaino, area di attività agroalimentari e frutteti. Salendo verso Assoro tornano uliveti e piccoli appezzamenti rurali; tra Assoro e Nissoria si conservano tracce di antichi terrazzamenti un tempo coltivati a vite. Poco più avanti, il paesaggio si riapre tra grano, foraggio, uliveti e greggi al pascolo. Verso Nicosia e Capizzi, alle soglie dei Nebrodi, prendono il sopravvento le greggi, i formaggi, la ricca tradizione casearia siciliana.
Il Cammino non ha solo valenza religiosa ma è un’esperienza del territorio che promuove le eccellenze agroalimentari e punta ad attirare il turismo “lento” di chi, spostandosi a piedi, in bicicletta o a cavallo, segue ritmi diversi rispetto al turista tradizionale. Ha bisogno di dormire, mangiare, fermarsi, rifornirsi, parlare con le persone del posto. E ogni sosta può trasformarsi in un’opportunità preziosa per un piccolo comune.
I numeri raccontano una Sicilia lontana dalle coste e dai grandi flussi turistici: circa 130 chilometri tra Caltagirone e Capizzi, attraverso comunità delle province di Catania, Enna e Messina. Alla presentazione, accanto a Sammartino, sono intervenuti il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, S.E. mons. Antonino Raspanti; mons. Calogero Peri (Caltagirone); mons. Rosario Gisana (Piazza Armerina); mons. Giuseppe Schillaci (Nicosia); mons. Guglielmo Giombanco (Patti), oltre ai sindaci dei territori coinvolti e a Totò Trumino, ideatore del Cammino.
