“La terra che abitiamo: a Vico Equense un convegno nazionale sulla gestione e la fragilità del territorio”.
Confronto sul dissesto idrogeologico voluto da Ordine dei Geologi della Campania – SIGEA – Coldiretti – Asso.impre.di.a.
Conferenza Epocale svoltasi in Campania che ha messo insieme: istituzioni, imprese, professioni!
Gianluca Dell’Acqua ( Presidente Nazionale Società Italiana Inbfrastrutture Viarie): “L’impatto del dissesto idrogeologico sulle infrastrutture viarie è notevolissimo”.
Alberto Patruno (Direttore Genarale di Asso.impre.di.a): “Non possiamo più nasconderci dietro al discorso che ci sono poche risorse e pochi fondi. Col PNRR, i fondi europei, le risorse e i fondi ci sono e noi come imprese di qualità del settore ci siamo e siamo pronti.
L’evento voluto dall’Ordine dei Geologi della Campania e dalla Società Italiana di Geologia Ambientale ha voluto stimolare tutte le istituzioni”.
Domenico Guida (geologo Università degli Studi di Salerno): “La cartografia è la rappresentazione di modelli cartografici, deve essere più quantitativa e oggettiva, rimodulando le procedure, adeguandola ai tempi e soprattutto in termini di previsione e prevenzione. Previsione significa che noi dobbiamo fare degli scenari, dare alle altre categorie degli scenari che solo noi possiamo dare, soprattutto della evoluzione del territorio nel temp
Lorenzo Benedetto (Presidente Ordine dei Geologi della Campania): “La pericolosità della Campania, per quanto riguarda in particolare il rischio geo – idrologico, ha valori doppi rispetto al dato nazionale sia in termini di territorio che in termini di popolazione esposta”
Gaetano Sammartino (Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale – sezione Campania e Molise): “La nostra battaglia per la cura del territorio”
Valentina Stinga (Presidente Coldiretti Napoli): “Più del 50% delle aziende agricole campane si trova in area a rischio di frana. Quindi fondamentalmente noi siamo costantemente in pericolo”.
Giuseppe Aiello – (sindaco di Vico Equense): “Il Monte Faito, dopo la tragedia della funivia vive una situazione di difficoltà e sul versante di Castellammare di Stabia la situazione è drammatica e lo evidenziano le ultime frane”.
Rosario Santanastasio (Presidente Nazionale Archeoclub d’Italia): “Arretrano le coste. In Campania vari siti archeologici nel Golfo di Napoli potrebbero essere messi a rischio dall’erosione costiera”.
Giuseppe Doronzo (Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica): “Ragionare sulle città del futuro. Il 5 e 6 Novembre la Sicilia sarà Laboratorio Internazionale”.
Nel link video – foto e interviste – https://wetransfer.com/downloads/0f80f0309e11a37a0d7f9a4a8fc8723520261025105945/bc1b248d34fc15db63c9827be0fc154120261025111138/bc34ee?t_exp=1793185185&t_lsid=4e10bfdd-7e50-4ec6-b441-a6d757e17836&t_network=email&t_rid=ZW1haWx8Njc0MDU0N2ViNjM1NTFjNmY2NDAyOTA3&t_s=download_link&t_ts=1792925985
“ La pericolosità della Campania, per quanto riguarda in particolare il rischio geo – idrologico, ha valori doppi rispetto al dato nazionale sia in termini di territorio che in termini di popolazione esposta. Questo significa che è un territorio che ha bisogno di risorse, risorse per fare che cosa? Da un lato interventi strutturali, quindi opere che servono per consolidare i versanti, per manutenere il reticolo ideografico, per evitare che si verifichino i fenomeni e dall’altro occorre investire in termini di interventi non strutturali, quindi piani di emergenza, piani di protezione civile, presidio del territorio. Il presidio del territorio è un aspetto fondamentale, è una misura prevista nei piani di gestione dei rischi alluvioni ma che non viene attuata perché non ci sono fondi resi disponibili”. Lo ha affermato Lorenzo Benedetto, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, aprendo oggi a Vico Equense la Conferenza “La terra che abitiamo: a Vico Equense un convegno nazionale sulla gestione e la fragilità del territorio”. Insieme Ordine dei Geologi della Campania e Società Italiana di Geologia Ambientale che hanno voluto con forza la conferenza. Un grande evento concreto che ha unito imprenditori, associazioni, enti, mondo accademico.
A Vico Equense, alle porte della Costiera Amalfitana e in Penisola Sorrentina, territori flagellati dal dissesto idrogeologico. Durante la conferenza l’intervento di Stefano Sorvino, Direttore Generale di Arpa Campania, i saluti del Presidente della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Campania, Pasquale Crispino.
“Questi territori – ha continuato Benedetto – presentano valori di pericolosità e di rischio ancora maggiori rispetto a quello che è il dato complessivo regionale e nazionale e sono territori che in passato sono stati già interessati da eventi come l’alluvione del 1954 con più di 300 morti. Ed è un territorio che ha bisogno di molti interventi”.
E l’evento ha visto in collegamento il Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale SIGEA, Antonello Fiore che ha ricordato il Manifesto in tre punti della Sigea e il progetto con il brano rap l’Italia che Frana presentati recentemente alla Stampa Estera.
“Più del 50% delle aziende agricole campane si trova in area a rischio di frana. Quindi fondamentalmente noi siamo costantemente in pericolo, soprattutto perché c’è il cambiamento climatico che ultimamente rende il tutto molto più complesso – ha affermato Valentina Stinga, Presidente Coldiretti Napoli – e non solo sono in pericolo le nostre aziende ma anche tutta l’infrastruttura circostante perché può bastare, come è capitato di recente in penisola sorrentina, una frana in una zona limitrofa come quella di Castellamare di Stabia per bloccare anche tutto quello che è il trasporto non solo delle persone ma dei prodotti agricoli e delle derrate alimentari per cui il lavoro che viene fatto dai agricoltori, dai contadini, che noi in queste zone chiamiamo custodi del territorio di mantenere i terrazzamenti puliti, il territorio sistemato e tutto quello che è ovviamente il sistema di irrigazione in una maniera così come è corretto per il nostro territorio è fondamentale quindi il lavoro che fanno i contadini ogni giorno di tutela del territorio diventa fondamentale anche ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico”
L’appello del sindaco di Vico Equense – Faito a rischio isolamento.
“Il Monte Faito, dopo la tragedia della funivia vive una situazione di difficoltà e sul versante di Castellammare di Stabia la situazione è drammatica e lo evidenziano le ultime frane. Bisogna rapidamente intervenire sul versante per scongiurare problematiche ancora più serie. L’unica strada aperta per il Faito è quella che conduce dal borgo di Moiano – ha dichiarato Giuseppe Aiello, sindaco di Vico Equense – ma è strada che ha problemi di dissesto idrogeologico gravissimi e dunque il mio appello alla Regione e Città Metropolitana a intervenire rapidamente”.
E dissesto idrogeologico e soprattutto erosione costiera mettono a rischio i siti archeologici lungo la costa.
“ Ci sono vari siti archeologici nel Golfo di Napoli a rischio erosione. Ad esempio a Vico Equense la costa è arretrata dai 23 ai 36 metri rispetto al 1950. Abbiamo analizzato il caso – studio di Marina d’Aequa, a Vico Equense, dove ci sta una villa romana. E’ una villa gentilizia. Questa villa romana è oramai. Al momento in degrado – ha dichiarato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia – e quindi era necessario capire innanzitutto le dinamiche costiere, quindi cosa sta accadendo lungo quel tratto di costa che in parte è in erosione come del resto tutta la zona di Vico e poi capire quali possano essere le tecniche o soprattutto quali possano essere le metodologie che al fine di ripristinare i luoghi ma soprattutto rendere ancora protetta quella zona. Abbiamo visto che la zona è tra virgolette fortunata perché ci sta nel fondale un tavolato calcareo che difende quel piccolo tratto di costa quindi la villa romana è sì soggetta a mareggiate molto forti ma perlomeno non c’è ancora in essere in questo momento un’erosione che porti ad allontanare la spiaggia.
La villa romana comunque deve essere valorizzata ma soprattutto deve essere salvaguardata. Come lo si può fare? Le tecniche ci sono e possano rafforzare il tratto e rafforzare la conservazione dello stato dei luoghi”.
L’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica ha posto l’accento sulla necessità di iniziare a creare città del futuro ed ha annunciato che la Sicilia sarà Laboratorio Nazionale nei giorni del 5 e 6 Novembre con una Conferenza Internazionale organizzata da AIPIN e Parco dei Nebrodi.
“Il 5 e Novembre saremo a Sant’Agata di Militello. La Sicilia sarà laboratorio della Restoration Law finanziata dall’Uninione Europea per creare le città del futuro utilizzando soluzioni basate sulla natura come l’Ingegneria Naturalistica e la Sicilia sarà laboratorio del dibattito sulle città spugne. Abbiamo scelto la Sicilia duramente colpita, al centro del Mediterraneo – ha affermato il geologo Giuseppe Doronzo, Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica – da eventi anche evidenti e lo faremo in concomitanza con il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze”.
E la Conferenza di Vico Equense ha riscontrato una grande partecipazione.
“La SIGEA preme sull’importanza della prevenzione e la cura del territorio in un Paese come l’Italia particolarente vulnerabile
I dati ISPRA confermano l’urgenza di un’azione coordinata: In Campania, circa il 100% dei Comuni ricade in aree esposte a rischio idrogeologico (frane o alluvioni). La regione figura tra quelle con la maggiore superficie classificata a pericolosità da frana elevata – ha annunciato Gaetano Sammartino, geologo, Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale, sezione Campania e Molise, a margine della Conferenza organizzata dalla Società Italiana di Geologia Ambientale, a Napoli dal titolo – “L’abitazione degli uomini è la Terra” – e molto elevata.
E i territori come la Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina sono tra i più fragili e colpiti. Territori dove frane e dissesto sono purtroppo frequenti. Nei territori della Penisola Sorrentina e della Costiera Amalfitana, la combinazione tra geomorfologia acclive, roccia calcarea, coperture piroclastiche e progressiva tropicalizzazione del clima rende frequenti i fenomeni franosi rapidi e le colate di fango, minacciando viabilità, centri abitati ed economie locali”.
E il dissesto idrogeologico ha impatto sulle infrastrutture, ad esempio gli assi viari”
“La società italiana di infrastrutture viarie si occupa di costruire e di progettare le strade, quindi le strade sono le opere edili tra le più importanti che consentono di infrastrutturare il nostro territorio. L’ impatto sulle infrastrutture viarie – ha affermato Gianluca Dell’Acqua, Presidente Nazionale della Società Italiana Infrastrutture Viarie – è notevolissimo”.
Uniti Società Italiana di Geologia Abientale, Ordine dei Geologi della Campania
“Non possiamo più nasconderci dietro al discorso che ci sono poche risorse e pochi fondi. Col PNRR, i fondi europei, le risorse e i fondi ci sono e noi come imprese di qualità del settore ci siamo e siamo pronti.
L’evento voluto dall’Ordine dei Geologi della Campania e dalla Società Italiana di Geologia Ambientale – ha affermato Alberto Patruno, Direttore Genarale di Asso.impre.di.a. – ha voluto stimolare tutte le istituzioni, dallo Stato alle regioni e alle istituzioni appaltanti più importanti affinché i progetti siano fatti in modo adeguato per prevenire quello che poi è quello che capita sempre, che si fanno interventi ma poi non c’è la manutenzione, perciò appalti con interventi di qualificazione ma anche la manutenzione
“Io penso che il messaggio debba ripartire dal Manifesto della SIGEA, che è quello di un cambio di passo nella comunità geologica – ha dichiarato Domenico Guida, geologo, Università degli Studi di Salerno – deve essere poi coniugato in termini pratici nelle attività. Il mio intervento è stato sulla cartografia che deve essere più quantitativa e oggettiva, rimodulando le procedure, adeguandola ai tempi e soprattutto in termini di previsione e prevenzione. Previsione significa che noi dobbiamo fare degli scenari, dare alle altre categorie degli scenari che solo noi possiamo dare, soprattutto della evoluzione del territorio nel tempo.
Questo è richiesto in termini chiari dalla circolare alle norme tecniche di attuazione del 2018. Ci sono gli strumenti adeguati, bisogna ricominciare a fare formazione e autoformazione, così come si faceva una volta”.
Una conferenza epocale che ha visto gli interventi di rilievo nazionale: Paolo Pileri (Politecnico di Milano)di Tammaro Chiacchio dell’Università del Sannio e Parthenope, Domenico Pianese dell’Università Federico II di Napoli.
