La stagione lirica del “Bellini”, alla ripresa autunnale,porta in scena il “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti

Al “Bellini” di Catania, è andata in scena il “Don Pasquale”
di Gaetano Donizetti, con l’allestimento storico del
“Regio” di Torino firmato da Ugo Gregoretti.
Mai come in questa circostanza, negli ultimi anni, grande
protagonista è stata l’Orchestra del Teatro, guidata dal
giovanissimo direttore Riccardo Bisatti, tra le migliori
promesse della nuova generazione.
Freschezza di esecuzione, chiarezza nei passaggi comici e
agilità della scrittura orchestrale, per un’opera che richiede
agilità e brillantezza, hanno reso omaggio all’autore che è
riuscito a coniugare comicità, melodia e drammaturgia con
efficacia, misura ed equilibrio, per evitare eccessi farseschi
che ne mortificherebbero la qualità musicale.
Musica e trama amorosa mostrano l’irrompere con
successo di Donizetti, al pari di Gioacchino Rossini e
Wolfgang A. Mozart, sul panorama teatrale e musicale del
tempo, nella fase di passaggio dal “classico” al romantico”,
padroneggiandola.
Nel “Don Pasquale”, musicato nel 1843, l’opera comica
diviene sempre più incline a sfumature sentimentali.
La trama è un classico della tradizione farsesca, mentre la
musica è pervasa da una vena sentimentale e persino
seria. Sul libretto di Giovanni Ruffini, il musicista concentra
l’attenzione sugli individui, aumentando da subito la
possibilità che lo spettatore si identifichi coi personaggi:
l’aria del baritono “Bella sì come un angelo” o in quella del
tenore “Sogno soave e casto” la melodia lascia poco
spazio a recitativi, oscillando tra il comico e il sentimentale.
Nel passaggio più conosciuto della partitura, l’aria di
Ernesto “Cercherò lontana terra”, nell’atto II, nel preludio
orchestrale un lungo e malinconico assolo di tromba (a
Catania il solista di Mario Musumarra ha servito un generoso
assist al tenore nel suo canto di isolamento e solitudine).
Il soprano Marina Monzò ( Norina), ha gestito fraseggio
brillante e agilità, aderenti al ruolo di donna capricciosa,
pudica e seducente; il basso Dario Russo (Don Pasquale),
ha reso la maschera “anziana autoritaria” senza risultare
caricatura; Jack Swanson (Ernesto), si è mantenuto in
felice equilibrio con coro, orchestra e solisti e, infine, il
baritono, Nikolai Zemlianskikh (l’intermediario), ha reso
una significativa prova nel duetto dell’atto III.
Accanto all’Orchestra, a sostenere l’equilibrio coinvolgente
si colloca il Coro, allegro e leggero, diretto dal Maestro
Luigi Petrozziello.
Gradevolissima la visione d’insieme nella costruzione
scenica a tratti realistica a tratti romantica nell’uso di
costumi dai colori chiari, eleganti che conferiscono al clima
dell’opera un’atmosfera ottocentesca.
L’omaggio alla storica regia di Ugo Gregoretti, ripresa da
Giandomenico Vaccari (aiuto regia Alessandro Idonea),
celebra una personalità di spicco del teatro e cinema
italiani, che con impostazione ironica mai caricaturale, ha
rispettato il carattere buffo dell’opera senza cadere nel
grottesco sterile e la qualità vocale. A potenziare e
sottolineare alcune trovate di effetto “magico” le luci curate
da Gaetano La Mela.




