I Premi del SalinaDocFest 2025
all’insegna del tema Nuove Parole / Nuove Immagini 6 i documentari in concorso.

Si è conclusa domenica 20 luglio a Salina la XIX edizione del SalinaDocFest, che
per la prima volta si è svolta in periodo estivo, portando sull’isola eoliana il meglio
del documentario narrativo internazionale. Con la direzione artistica di Giovanna
Taviani e la presidenza di Giulia Giuffré, il festival ha confermato la sua
vocazione a raccontare il reale attraverso il cinema d’autore, intrecciando storie
personali e collettive.
La giuria – composta da Luciana Capretti, Maricetta Lombardo e Daniele Ciprì
– ha premiato tre opere che si sono distinte per forza narrativa, rigore formale e
capacità di emozionare.
Premio Palumbo Editore per il Miglior Documentario a “No More
Trouble” di Tommaso Romanelli, opera prima di grande delicatezza e rigore, il
film racconta la perdita di un padre scomparso in mare nel 1998 e il tentativo del
figlio di colmare quell’assenza attraverso immagini, parole e testimonianze. Un
racconto intimo e pubblico allo stesso tempo, che commuove senza retorica.
«Ricerca di un padre che non si è fatto in tempo a conoscere perché scomparso
nell’oceano nel 1998 compiuta senza sbavature, attraverso le immagini di lui nella
barca che aveva progettato e su cui navigava, le sue parole, e le testimonianze di
chi lo conosceva ed era con lui nella traversata in cui è stato travolto dalla
tempesta, il film ha una delicatezza ed una essenzialità che coinvolge anche chi di
vela non sa nulla. […]»
Premio MediaFenix per il Miglior Montaggio a “Fratelli di culla” di Alessandro
Piva. Un potente lavoro di ricostruzione storica e personale sul brefotrofio di Bari e
sugli effetti di una cultura patriarcale che puniva le madri. «Racconto di una pagina
di storia italiana dimenticata, quella del brefotrofio di Bari, nutrito da una società
patriarcale che puniva le ragazze madri ma finalmente chiuso dopo la rivoluzione
femminista […] Fratelli di culla è il risultato di un grande lavoro di ricerca
documentaristica e di montaggio di immagini storiche e di interviste ai protagonisti
di questa storia […]»
Menzione Speciale della Giuria a “Tineret” di Nicolò Ballante, opera prima
sincera e luminosa, che racconta un’immigrazione non criminale ma fatta di fatica,
studio, musica e dignità. «Film genuino di grande immediatezza, Tineret racconta
una storia di vita ai margini, una storia di immigrazione e inserimento, non
malavitosa quindi, anzi, ricca di onestà rispetto delle leggi, lotta quotidiana e
amore familiare. […]»
Premio Signum del Pubblico a “L’occhio della Gallina” di Antonietta De Lillo.
I giurati hanno sottolineato come la selezione 2025 abbia offerto uno spaccato
variegato ma coerente del nostro presente, attraversato da una “realtà ostile” che
spinge i protagonisti a cercare rifugi – nella musica (Tineret), nel virtuale (Real di
Adele Tulli), nella lotta (L’occhio della gallina) – oppure a confrontarsi con la
memoria: quella di un padre mai conosciuto (No More Trouble) o da decifrare (Il
cassetto segreto di Costanza Quatriglio). Una riflessione collettiva attraverso sei
documentari che coniugano impegno e poesia.
Come da tradizione, il SalinaDocFest ha celebrato anche grandi protagonisti della
scena culturale italiana e internazionale. Tra i premi assegnati:
Premio Irritec a Jeremy Irons
Premio Gruppo Arena a Oliver Stone, che ha introdotto Salvador
Premio Pistì a Lunetta Savino
Premio Lady Wilmar a Sinéad Cusack
Premio Howden Assimovie – Cinema e Musica ad Agostino
Ferrente
Premio Ravesi – Dal testo allo schermo ad Ascanio Celestini
Premio Nuove Parole / Nuove Immagini a Lidia Ravera
Il festival si è concluso con un concerto travolgente dei Patagarri, che hanno fatto
ballare tutta la piazza. In un’edizione che ha lanciato anche il Manifesto “Il
Cinema come Mestiere dell’Immaginario”, il SalinaDocFest si è confermato
molto più di un festival: un progetto culturale che vive in simbiosi con l’identità
dell’isola e promuove un turismo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e delle radici.
